Per il nuraghe Sa domu beccia arrivano a Uras 362mila euro10.07.12

URAS. L’annuncio è di quelli che, al di là degli schieramenti politici o altro, inorgoglisce l’intera comunità: «Siamo in attesa del progetto esecutivo che sarà approvato dall’Ufficio tecnico comunale, poi il bando di gara e di assegnazione dei lavori; pensiamo che fra un anno il nostro nuraghe Sa Domu Beccia sarà visibile in tutta la sua maestosità». Così il sindaco Gerardo Casciu domenica scorsa in occasione dell’appuntamento tenutosi nel sito archeologico, ideale cornice che in occasione della giornata europea del patrimonio ha ospitato il coro Grazia Deledda di Nuoro. Occasione nella quale Casciu ha voluto condividere con l’intera comunità cittadina la notizia del finanziamento avuto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con i fondi dell’otto per mille per un ammontare di 362mila euro ai quali vanno sommati ulteriori 60mila del bilancio comunale per un importo totale di 420mila euro. Cifra che sarà utilizzata per interventi di consolidamento, per una nuova campagna di scavi e infine per rendere fruibile il monumento alla cittadinanza e ai visitatori interessati alla reggia nuragica che caratterizza la piana campidanese. (t.s.)

La Nuova Sardegna di giovedì 4 ottobre 2012

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La scrittura del nuraghetto di Uras10.25.10

Vediamo, come potrei iniziarlo questo articoletto? Ci ho riflettuto qualche istante e poi ho ascoltato il mio istinto.
Caro prof. Pittau, caro Phoinix, Dr. Stiglitz, Batsumaru e tutti gli altri titolati e/o esperti che mi stanno leggendo: perché la figura in alto a sinistra è sicuramente una iscrizione e quella in alto a destra invece non puó esserlo? La prima iscrizione è sul fondo di una piccola ciotola di bronzo, ritrovata in una sepoltura della etá del ferro iniziale, nella Galilea del nord[1]. I caratteri sono classificati come “old-canaanite” e/o proto-fenici. La seconda è su un modellino di nuraghe in steatite, trovato nel 1967 dentro una Tomba di Giganti nei pressi di Su Cungiau de is Mongias di Uras (Oristano).

Rimando a due articoli di Gigi Sanna per i dettagli: Quel nuraghetto di Uras: che ci vuol dire? e Ecco l’alfabeto nuragico nell’albero della scrittura Le dimensioni sono paragonabili e il contesto funebre di ritrovamento pure, sebbene il nuraghetto sia probabilmente un 200-300 anni piú antico. Perfino il numero dei segni è simile (10 da una parte e 10 dall’altra) e, magari ho troppa fantasia, ci sono anche dei segni piuttosto simili. So what? Una risposta potrebbe essere che il nuraghetto è chiaramente… un nuraghetto, e come tale non PUÓ essere scritto, si trova diciamo cosí dalla parte sbagliata del mappamondo. Tanto piú che contiene caratteri gubliti la cui antichità e provenienza sono fuori discussione, ma che non c´entrano nulla con l’idea di un nuraghe.

L’altra normale obiezione è che il nuraghetto potrebbe essere un falso. Conoscevo da molto tempo l’esistenza della ciotola di Kefar Veradim, ma non riuscivo ad ottenere un riferimento preciso, con tutte le coordinate del caso. Finalmente il 27 aprile 2010, alle 21:30, ho avuto fortuna ed ho trovato una bella review di un “professorone” universitario che fa il punto su 11 iscrizioni in alfabeti arcaici ritrovate nell’ultimo ventennio in Egitto e nel vicino Oriente1. Le analizza una per una e resterete stupiti, se leggerete l´articolo, di quanto siano controverse le interpretazioni di tali testi. Ve ne faccio un esempio nella seconda figura, che riporta due iscrizioni alfabetiche ritrovate in Egitto.

Ma a nessuno è venuto in mente di contestare il fatto che quel ciondolo sulla sinistra contenga segni di scrittura, e l’autore GIOISCE nel trovare una lettera (lui pensa sia una zayin) che sembra una clessidra e dice: “E’ una forma antichissima, che si richiama all’origine egiziana degli alfabeti proto-cananaici per acrofonia, riproducendo l’oggetto ispiratore”. Qualcuno all’ascolto me lo dice perché in Sardegna invece l’accademia non gioisce? Anzi sulle iscrizioni vorrebbe mettere una bella pietra tombale, tanto per restare nel contesto funerario?

Fonte: Aba Losi, articolo per gianfrancopintore.blogspot.com

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