La leggenda di Maria Punta ‘a Oru10.30.10

Negli ultimi anni in Italia (e in tutta Europa) ha attecchito la festa di Halloween, che si pensa abbia poco a che vedere con le nostre tradizioni. In realtà non è così, come vi abbiamo mostrato con gli articoli Samhain: Halloween in Sardegna e con Is Animeddas e Su Mortu Mortu. Halloween in sardo.

Maria Punta ‘a Oru

Maria Punta ‘a Oru

Oggi vi proponiamo la leggenda di Maria Punta ‘a Oru, che affonda le proprie radici proprio nel nostro territorio.
Maria Punta ‘a Oru, come narra la leggenda, era una vecchia signora molto brutta che la notte del 31 ottobre, per la festa di tutti i morti, passava nelle case per mangiare la pasta che secondo la tradizione veniva appositamente cucinata per i defunti.

Maria Punta ‘a Oru

Maria Punta ‘a Oru

Per l’ occasione si tiravano fuori le provviste accumulate durante l’ inverno: meloni, uva passa, mele cotogne, melagrane, fichi secchi, etc. Questi frutti venivano messi a tavola e mangiati insieme alla pasta , però bisognava lasciarne un po’ anche a Maria Punta ‘a Oru. Chi non ne avesse lasciata una parte si sarebbe ritrovato un “buco” nella pancia, perché la vecchia Signora sarebbe andata a cercarlo nel suo letto e, con “sa punta ‘a oru” (attrezzo in ferro con la punta ricurva che serviva per fare l’ orlo, s’oru, alle corbole ed ai setacci fatti di giunco o erbe palustri) o con uno spiedo (su schidoni) gli avrebbe bucato la pancia per prendergli la pasta.
La storia di Maria Punta ‘a Oru veniva usata come spauracchio per i bambini per spaventarli; in realtà la pasta veniva mangiata dai genitori che facevano credere ai bambini che fosse venuta Maria Punta ‘a Oru.

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Samhain: Halloween in Sardegna10.29.10

Oggi si chiama Halloween, importazione anglosassone prima e americana poi (denominazione acquisita dopo la cristianizzazione di praticamente tutte le feste pagane). Il nome Halloween viene dalla locuzione All hollows’ eve, in cui arcaicamente hollow significava “santo”, per cui può essere tradotto con la vigilia di tutti i santi. Ma Halloween, ha un altro nome, molto più appropriato: Samhain (si pronuncia sow-in), che indica una festa pagana presente con diversi nomi in varie culture, ma nata tra le popolazioni celtiche. La domanda sorge spontanea, cosa ha a che vedere con la Sardegna? La risposta è semplice: tutto!

ossa di morto

Di sicuro è un argomento ancora in discussione presso gli storici e gli studiosi in generale, ma le tante somiglianze tra sardi e celti sono troppe per essere ignorate. Non mi sembra sia appropriato scendere nello specifico, ad ogni modo celti e sardi è molto probabile che discendano da uno stesso ceppo comune, pensiamo ad esempio ai calendari molto simili, le feste che cadono gli stessi giorni, i complessi megalitici e gli strumenti musicali. Al di là delle dispute storiche, è chiaro che Samhain è fortemente radicata nel nostro territorio. Ma facciamo un salto indietro, per spiegare meglio, nella cultura pagana, e celtica in particolare, l’anno era suddiviso in due parti: quella luminosa, governata dalla Dea Madre in cui la natura era rigogliosa; e quella oscura, governata dal Dio Cornuto (forse Cernunnos) in cui tutto si assopiva in attesa del ritorno della Dea. Il 31 Ottobre era il giorno di passaggio dalla parte luminosa alla parte oscura. La Dea iniziava il suo riposo e il Dio prendeva le redini del ciclo naturale, inoltre in questa notte la sottile linea che separa il mondo dei vivi da quello dei morti si auto-sospende, di modo che i vivi possano rendere omaggio ai cari estinti. Come la maggior parte delle feste pagane, anche Samhain era legata al raccolto e ai campi ( in un complesso religioso basato sulla circolarità e i riti di nascita e morte, la rinascita era prevista solo per la Dea, il Dio moriva sempre per fare posto alla Madre, identificata con la natura ed il controllo del caos), infatti le offerte ai morti erano necessarie per assicurarsi un buon raccolto nei mesi successivi. In Sardegna era sicuramente molto radicato il culto della Grande Madre (raffigurata ricorrentemente nell’arte nuragica e pre-nuragica) e le nostre antiche feste erano legate ad ella. In concomitanza con la fine di Ottobre (ricordiamoci che è la ricorrenza di una sorta di capodanno) era, e in alcune zone è tuttora, molto diffusa una festa che cambia nome e usi a seconda della zona a cui si fa riferimento. Può essere “is animeddas”, “su mortu, mortu” o “is sonadas”. Sono feste molto simili tra loro, ma anche molto intricate e con varianti derivanti dai mores paesani. Il “modus operandi” è però lo stesso: i bambini girovagano per il paese e bussano alle porte chiedendo delle offerte per le loro anime ( o animette). Le formule di richiesta sono varie, per esempio: “su mortu mortu”, “seus benius po is animeddas” o “is panixeddas po is animeddas”. In cambio ricevevano frutta secca e dolci fatti in casa. Un’altra usanza diffusa pressoché in tutta la regione era quella della cena frugale, da consumarsi il 31 notte, momento conviviale e di unione per tutta la famiglia, con una particolarità: in tavola restavano i cibi e le bevande (sopratutto avanzi) per i morti. Infatti era credenza comune che i morti tornassero nel mondo dei vivi per fare visita e per consumare un pasto di buon auspicio

A proposito di ricorrenze dei cari defunti…dal libro: “La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende” di Albertina Piras e Antonio Sanna

ossa di morto

“…la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case… Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.”

Ancora oggi si usa preparare dei dolci tipici : le ossa di morto (is ossus de mottus), buonissimi biscotti alle mandorle con la forma di ossa.
Insomma, le tradizioni non ci mancano! E allora riscopriamole assieme e quest’anno portiamo i bambini a fare su mortu mortu e non l’americano dolcetto o scherzetto!
Buon Samhain a tutti!!

Camilla Fois

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