Nella barca 300 chili di droga: sette arresti07.24.11

RIO MARINA. Ciabatte, costume e telo da mare per non dare nell’occhio. Cacciatori e prede avevano avuto la stessa idea: nascondersi tra le migliaia di turisti che affollano le spiagge dell’Isola d’Elba. I primi per stringere il cerchio intorno a una banda di presunti trafficanti di droga arrivata su una barca a vela dal Brasile. I secondi per mettere le mani su un tesoro in polvere bianca: 300 chili di cocaina che avrebbero fruttato sul mercato degli stupefacenti 40 milioni di euro. Sette le persone arrestate dalla polizia: tra loro anche due sardi.  Si tratta di Antonello Pitzalis, 41 anni, di Oristano ma residente in Brasile, e Ignazio Massa, 46 anni, di Uras. Secondo la Mobile di Milano a organizzare il viaggio dal Brasile sarebbe stato proprio Pitzalis, l’unico con precedenti specifici. Gli altri arrestati sono Marco Natalino Barella, 56 anni di Varese, Massimo Spalletti, quarantottenne di Torino, e due romani: Livio Quatrini di 45 anni e Victor Zingarello di 38. Il settimo uomo fermato, Ivan Giordano di 33 anni, si trovava a casa sua, a Milano.  Gli agenti hanno circondato il cantiere navale dove il Tabatha II, l’elegante 14 metri a vela arrivato solo pochi giorni prima a Rio Marina dal Brasile, dopo aver fatto tappa nei Caraibi e alle Azzorre, era stato tirato a secco. Hanno bucato lo scafo della barca dalla quale ha cominciato a cadere la polvere bianca. Quando gli skipper sono tornati al cantiere, ad attenderli c’erano i poliziotti. Pochi secondi per accorgersi della trappola e fuggire. Un tentativo fallito perché l’auto dei fuggitivi, inseguita dagli agenti, ha imboccato una strada senza uscita.  Di fronte agli sguardi attoniti di turisti e anziani seduti al bar a fare colazione gli uomini della mobile sono scesi dall’auto. «Fine della corsa» hanno detto ai due skipper e, pistole alla mano, se li sono portati via. Subito dopo è cominciata la caccia ai presunti complici. Per il momento gli inquirenti non hanno contestato ai fermati il reato associativo, si tratta di un gruppo di investitori che avevano messo insieme il capitale di partenza, almeno 10 milioni di euro, per acquistare la cocaina e organizzare il viaggio in Italia dove, una volta tagliata, sarebbe andata a rifornire le piazze della Lombardia, della Puglia e dell’Umbria.  Ma le particolarità del gruppo sono anche altre. Affrontare l’Atlantico con una barca a vela di 14 metri e 300 chili di droga nella stiva, conservata in panetti colorati sui quali era incisa un’àncora, significa avere buone conoscenze della navigazione ma soprattutto sangue freddo. (va.lan.)

La Nuova Sardegna di venerdì 22 luglio 2011

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Tre quintali di coca nella barca, tra gli indagati due sardi07.22.11

MILANO. Era nascosta nella stiva, in confezioni con inciso il disegno di un’ancora, la cocaina sequestrata all’alba all’Isola d’Elba su una barca proveniente dal Brasile. Il natante che trasportava la droga, divisa in 300 panetti da oltre un chilo l’uno, era arrivato un paio di settimane fa al largo di Rio Marina, Comune della zona Est dell’isola.

Ma solo quando l’imbarcazione è stata portata ieri in secca all’interno di un cantiere di Rio Marina sono allora intervenuti gli agenti della Squadra Mobile di Milano e del commissariato di Sesto San Giovanni che hanno fermato sette persone, tutte italiane.

L’indagine, nata quasi un anno fa e coordinata dal procuratore Giuseppe D’Amico della Dda di Milano, è ancora in corso, sia in Italia, sia in Brasile, per individuare i referenti sudamericani del gruppo, dato che questo viaggio non sarebbe stato, nelle ipotesi investigative, il primo carico importato da Oltreoceano.

A organizzare il viaggio con il carico di cocaina sarebbe stato, per gli investigatori, Antonello Pitzalis, oristanese di 41 anni, già noto alle forze dell’ordine per reati legati alla droga e spesso in viaggio nel paese sudamericano. L’uomo avrebbe fatto da anello di congiunzione tra la ‘joint venture’ di acquirenti formata da Ignazio Massa (di Uras), Massimo Spalletti, Livio Quatrini, Natalino Barella, Victor Zingariello, tutti fermati sull’isola mentre soggiornavano come semplici turisti con tanto di famiglie al seguito, e da Ivan Giordano, raggiunto invece nella sua abitazione a Milano.

I sette, a cui al momento non è stato contestato il reato associativo, avevano raggranellato insieme circa 10 milioni di euro per un investimento che avrebbe poi fruttato almeno quattro volte tanto. La cocaina, una volta tagliata, sarebbe infatti stata spacciata in molte piazze italiane, specie in Lombardia, Umbria e Puglia.

La droga, partita dal Brasile a bordo della barca a vela Tabatha II, prima di approdare in Italia, ha fatto tappa nei Caraibi, alle Azzorre, per poi entrare nel Mediterraneo.

La Nuova Sardegna di giovedì 21 luglio 2011

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